Fuga senza vittoria

rif31.jpgPrima di ogni partita Patrick cerca tra le foto del suo telefonino quella del figlio di pochi mesi. Gli manda un bacio in silenzio, poi spegne il cellulare e corre verso i compagni che lo aspettano in campo. A volte calcia il primo pallone con il volto ancora rigato dalle lacrime. Patrick (il nome è di fantasia per motivi di sicurezza) è in Italia, viene da un Paese africano, e non può telefonare alla compagna rimasta lì con il bambino. Non ha loro notizie da nove mesi, è un esule forzato. Se le autorità del suo Paese sospettassero che è ancora vivo “userebbero” la sua famiglia per costringerlo a tornare. E lo ucciderebbero, dopo averlo torturato.

Patrick ha chiesto asilo politico e la sua è una delle novemila domande che le Commissioni territoriali ricevono in media ogni anno. Dorme in uno dei 12 centri di accoglienza di Roma. Da qui ogni mattina esce in cerca di lavoro, una routine che si interrompe solo il lunedì e il venerdì sera. Quando corre agli allenamenti della Associazione sportiva dilettantistica Liberi Nantes, la squadra fondata nel 2007 e unica nel suo genere in Italia poiché vi giocano esclusivamente ragazzi in fuga come lui da una delle zone calde del pianeta.

In fuga, tutti, da storie simili alle altre migliaia per le quali l’Italia è l’ancora di salvezza. Curdi, iracheni, togolesi, nigeriani, sudanesi, eritrei, ivoriani, guineiani, donne e uomini che «per fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trovano fuori del Paese di cui hanno la cittadinanza, e non possono oppure, a causa di tale timore, non vogliono avvalersi della protezione di tale Paese». È così che la Convenzione di Ginevra del 1951 definisce lo status cui aspirano Patrick e i suoi compagni, quello di rifugiato. A questa figura, dal 2001, per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale l’Onu ha deciso di dedicare una Giornata mondiale. E ha scelto la data del 20 giugno perché coincide con la Giornata africana del rifugiato.

In Italia la situazione degli esuli forzati è complessa. La materia dell’asilo è stata da poco modificata con due decreti legislativi emanati dal governo Prodi a novembre 2007 in attuazione di altrettante direttive Ue, rispettivamente il dl 251/07 in vigore dal 19 gennaio scorso e il dl 25/08 in vigore dal 2 marzo. Secondo il Rapporto annuale 2008 sul rispetto dei diritti umani di Amnesty International, i decreti «hanno introdotto importanti miglioramenti, tra cui l’effetto sospensivo della espulsione determinato dal ricorso contro il diniego della domanda di asilo (effetto prima escluso)». Ma ora, avverte Amnesty, l’Italia rischia di fare «pericolosi passi indietro» e ripristinare quanto corretto tre mesi fa. Colpa del dl sul “Riconoscimento dello status di rifugiato” inserito nel Pacchetto sicurezza e approvato dal nuovo governo il 21 maggio scorso. Questa norma prevede la cancellazione della sospensione e quindi il richiedente asilo la cui domanda sia respinta in prima istanza può essere rimpatriato senza alcun vaglio sui rischi corsi. Il tutto in violazione dell’articolo 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ove si enuncia che «ogni persona ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale».

Considerando che, secondo le statistiche europee, il 30 per cento delle richieste d’asilo vengono accolte solo in seconda istanza, l’eliminazione del ricorso ricaccerebbe sotto i ferri di feroci aguzzini migliaia di persone che hanno diritto allo status di rifugiato. A Patrick è stata appena respinta la prima istanza d’asilo. Ora il risultato della sua partita più importante dipende dall’Italia.

Federico Tulli

tulli.left@gmail.com

(fonte: Left del 20/06/2008)

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23.6.2008 | Rassegna stampa

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