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	<title>Liberi Nantes A.S.D. &#187; Rassegna stampa</title>
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	<description>Liberi Nantes in gurgite vasto &#124; Sito ufficiale dell'associazione sportiva dilettantistica Liberi Nantes</description>
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		<title>Premio Nelson Mandela ai Liberi nantes</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 09:12:00 +0000</pubDate>
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<br /><em>Articolo di Federico Tulli (Terra)</em><br />
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liberinantes.org/content/11jpg-1"></a> <a href="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2010/07/Liberi_Nantes_football_club.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1114" title="Liberi_Nantes_football_club" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2010/07/Liberi_Nantes_football_club.jpg" alt="Liberi_Nantes_football_club" width="448" height="298" /></a>
<br /><em>Articolo di Federico Tulli (Terra)</em><br />
L&#8217;EVENTO. Presentata ieri a Roma la 14esima edizione dei Mondiali Antirazzisti di calcio. Cinque giorni all’insegna dello sport, ma non solo, per promuovere uguali diritti per tutti e la fine di ogni discriminazione.
<br />
Un laboratorio contro il razzismo che negli anni, crescendo, si è trasformato in officina permanente dell’intercultura. Sono i Mondiali Antirazzisti, manifestazione dal sapore e dai colori multietnici che restituisce allo sport la sua vera identità. Quella di veicolo di messaggi positivi, di ponte tra l’attività fisica e l’arricchimento mentale capace di oltrepassare le barriere troppo spesso erette contro tutto ciò che è sinonimo di “diversità” (culturale, fisica, religiosa) sia dalla società civile &#8211; specie in Italia &#8211; sia dal calcio “che conta” per eccesso, diciamo così, di agonismo. È questa l’idea di fondo di Uisp, Istoreco, Fare e Progetto ultrà, organizzatori della 14esima edizione della kermesse che anche quest’anno si svolge a Casalecchio (Bo) dal 7 all’11 luglio.</p>

<p>Tutto ruota intorno al torneo calcistico non competitivo, in cui gli arbitri hanno il solo compito di intervenire per fischiare l’inizio e la fine degli incontri. Cinque giorni di festa, 204 squadre di cui 120 miste &#8211; composte cioè sia da ragazze che da ragazzi &#8211; in rappresentanza di 24 Paesi, migliaia di spettatori. E ancora, minitornei di basket, cricket, rugby e un centinaio di iniziative culturali fra mostre, dibattiti, proiezioni cinematografiche, concerti ed esibizioni organizzati anche dai partecipanti.</p>

<p>Quest’anno a fare da fil rouge a tutti gli eventi in programma c’è la coincidenza con lo svolgimento dei Mondiali in Sudafrica. Una coincidenza che non è solo sportiva, ha spiegato il responsabile del Mondiali Antirazzisti, Carlo Balestri, nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è svolta ieri al <strong>Campo sportivo XXV Aprile, la “casa” dei Liberi Nantes l’Associazione sportiva dilettantistica composta interamente da rifugiati politici e richiedenti asilo detentrice della Coppa Mondiali 2009</strong>.</p>

<p>«Il Sudafrica &#8211; ha aggiunto Balestri &#8211; rappresenta da sempre il simbolo della lotta all’Apartheid. Un popolo che ha sofferto, combattuto e vinto, per ottenere il riconoscimento di una uguale dignità e del diritto di cittadinanza per tutti. Non è un caso se la giornata finale dei nostri mondiali si svolgerà nello stesso giorno di quella di Johannesburg. Tema centrale dell’edizione 2010 è infatti quello della promozione di uguali diritti per tutti e il libero accesso alla pratica sportiva, che come sempre verrà declinata nei diversi tornei, dibattiti concerti e mostre».</p>

<p>«La fine dell’Apartheid è stata una vittoria di tutta l’umanità e una importante tappa verso la definitiva sconfitta del razzismo», ha detto Malto Moltema, secondo segretario dell’Ambasciata del Sudafrica A Roma. «Ma &#8211; ha aggiunto &#8211; la lotta di liberazione, durante la quale ognuno di noi ha perso un parente, un amico, un familiare non avrebbe avuto successo senza l’appoggio, soprattutto morale, della comunità internazionale. Queste battaglie non si vincono da soli. Il risultato è che oggi abbiamo un articolo della nostra Costituzione che dice: il Sudafrica è di chi lo abita». «Discriminazione e razzismo cozzano contro i valori che ciascun esser eumano porta dentro di sé. Bisogna farli prevalere», ha osservato a sua volta Vincenzo Curatola, presidente del Centro documentazione antirazzista Benny Nato.</p>

<p>Durante la presentazione di ieri è stata trasmessa in diretta audio dal Museo dell’Apartheid di Johannesburg la consegna del Premio “Nelson Mandela &#8211; Sport e solidarietà” che ogni anno viene assegnato a personalità e organizzazioni che si sono contraddistinte per il sostegno ai valori dell’antirazzismo, dell’inclusione e della lotta alle discriminazioni. Il premio, istituito da Uisp in collaborazione con il Cda “Benny Nato”, è stato vinto per la sezione “giornalismo” da Gabriele Del Grande e Maria de Lourdes Jesus. Mentre per la sezione “sportivi” è stato assegnato alle squadre di calcio <strong>Liberi Nantes (Roma)</strong>, Castel Todino (Terni) e Sheffield (Inghilterra), e al capitano dell’Inter, Javier Zanetti.</p>
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		<title>Sky.it: Liberi Nantes, quando il rifugiato scende in campo</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 18:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.S.D. Liberi Nantes</dc:creator>
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<p>Pochi lo sanno, ma c&#8217;è in Italia una squadra più internazionale dell&#8217;Inter. Si chiama Liberi Nantes FC, milita in Terza categoria e i suoi obiettivi non sono meno importanti di quelli della formazione di Mourinho. In porta non ha Julio Cesar ma Mamadou dalla Guinea, in attacco, al posto di Milito, schiera Yaya, nato in Costa d&#8217;Avorio. A presidiare la fascia ci pensa Reza dall&#8217;Afghanistan, altro che Maicon. E anche se non li allena uno “Special One” sono comunque tutti un po&#8217; speciali. Vengono infatti da Paesi in cui la vita umana vale poco, con storie di fuga, sofferenza e diritti negati. In Italia hanno trovato un rifugio e un campo dove per 90 minuti possono dimenticare le difficoltà della loro esistenza di esiliati giocando per la prima e unica formazione composta interamente da rifugiati o richiedenti asilo. </p>

<p>Domenica scorsa, con una vittoria per 1-0 sul Real Macopi, i ragazzi di questa multinazionale della solidarietà hanno portato a termine il loro secondo campionato di Terza categoria. Piazzamento finale a metà classifica. “Onorevole” si dice in simili casi, soprattutto tenendo conto delle difficoltà che i giocatori di questa squadra particolare devono superare per portare avanti l&#8217;impegno.</p>

<p>“Per lo più si tratta di persone arrivate in Italia da poco, senza un lavoro, ospitate in centri di accoglienza. Fuggono dal loro passato e hanno poche certezze sul futuro”, racconta Gianluca Di Girolami, presidente dell&#8217;Associazione Liberi Nantes. Nata nel 2007, l&#8217;organizzazione vuole promuovere la libertà di accesso all’attività sportiva. “Noi garantiamo il diritto allo sport e il diritto al gioco che sono diritti umani al pari, lo ha stabilito l&#8217;Unesco dal 1978”. </p>

<p>Il colore delle maglie è “blu Onu”, lo stemma quello dell&#8217;Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). “Per noi è un grande onore perché è conosciuto in tutti i campi profughi del mondo. Per milioni di persone vuol dire cibo e protezione”, dice Di Girolami che, dall&#8217;anno prossimo, spera di dare ai suoi ragazzi una “casa” sportiva. Con l&#8217;aiuto della Provincia, l&#8217;associazione sta cercando di rimettere a posto un campo abbandonato a Pietralata, quartiere di Roma.</p>

<p>Il nome della formazione ricorda i primi celebri rifugiati della storia: i troiani fuggiti alla distruzione della propria città che si sono stabiliti in Italia per fondare Roma. “Rari nantes” definiva Virgilio nell&#8217;Eneide, “liberi” hanno preferito ribattezzarsi questi eredi di Enea. Un aggettivo, un auspicio per chi viene da terre dove troppo spesso la libertà è un lusso. </p>

<p>Difficile non fare il tifo per questi calciatori in cerca di asilo. E se non si può sostenerli dagli spalti, si può sempre provare via web. Le gesta di Mamadou e compagni sono infatti documentate dalle macchine fotografiche di Shoot4Change, progetto che raggruppa un centinaio di fotografi, professionisti e amatoriali che hanno deciso di prestare i propri obiettivi a cause sociali. Li seguiranno anche ai prossimi mondiali antirazzisti che si svolgeranno dal 7 all&#8217;11 luglio prossimo a Casalecchio di Reno in Provincia di Bologna. </p>
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		<title>Cattivi Pensieri di Gianni Mura, Repubblica 14.03.2010</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 12:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.S.D. Liberi Nantes</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<em>(Uno speciale ringraziamento a Gianni Mura da tutto lo staff di Liberi Nantes.)</em>

<strong>QUELLI CHE GIOCANO PER GLI ULTIMI DEL MONDO</strong>

di Gianni Mura

Matatu, Dudù e Rukelie. Di questo si tratta oggi. Se qualcuno s´aspettava Milan e Inter, pazienza.&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Uno speciale ringraziamento a Gianni Mura da tutto lo staff di Liberi Nantes.)</em></p>

<p><strong>QUELLI CHE GIOCANO PER GLI ULTIMI DEL MONDO</strong></p>

<p>di Gianni Mura</p>

<p>Matatu, Dudù e Rukelie. Di questo si tratta oggi. Se qualcuno s´aspettava Milan e Inter, pazienza. Matatu, Dudù e Rukelie sono storie di sport, una presentata ieri a Milano col titolo &#8220;Altri mondiali&#8221;, una in piedi a Roma dall´ottobre 2007, una è finita nel 1943 ma in un certo senso non è mai finita. Matatu è, in larga parte dell´Africa, il nome del veicolo più usato. Un pullmino che dovrebbe contenere, oltre all´autista, da 9 a 11 passeggeri. In teoria. In pratica, molti di più. Si sa che parte e probabilmente arriva. Gli orari sono molto elastici. Su un pullmino di questi, da Nairobi, partiranno operatori italiani con tutta l´attrezzatura (porte da calcetto, palloni, divise, tirarighe) e si fermeranno lungo la strada, nei villaggi, nelle periferie, facendo giocare i bambini e chi avrà voglia di giocare. Tappe nelle città di Dar Es Salaam (Tanzania), Lusaka (Zambia), Harare (Zimbabwe), Maputo (Mozambico), Mbabane (Swaziland), Johannesburg e Capetown (Sudafrica). In molte di queste città si appoggeranno alle organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale della Lombardia (più di 100 ong) riunite sotto un bel nome: CoLomba.</p>

<p><strong>Dudù è una tartaruga, una mascotte e una cosa molto seria, poiché le sue lettere richiamano la Dichiarazione Universale dei Diritti dell´Uomo. Dudù è la mascotte di una squadra di calcio interamente formata da richiedenti asilo e rifugiati, da migranti ospitati nei Cto di Roma e provincia. Si chiama Liberi Nantes, la squadra. E´ affiliata all´Uisp e disputa il campionato della Figc di terza categoria. La maglia è colore azzurro Onu e sul petto ha il logo-patrocinio dell´Unhcr. La squadra cambia in continuazione. Attualmente c´è una maggioranza di afghani, ma anche giocatori del Corno d´Africa, del Burkina Faso, del Togo, della Costa d´Avorio, della Nigeria. Il presidente si chiama Gianluca Di Girolami. «A fine `800 sulle rive del Tevere un gruppo di ragazzi fondò la Liberi Nantes, in opposizione al Rari virgiliano, che suonava un po´ elitario. A distanza di oltre un secolo abbiamo rilanciato questo nome perché siamo convinti che abbia legami forti con una concezione di sport universale, dai tratti egualitari e libertari, che per me e i miei amici era e resta l´unica cui ispirarsi».</p>

<p>Il diritto d´asilo per molti resterà un sogno. Su mille abitanti, dice Di Girolami, l´Italia ha una percentuale d´accoglienza dello 0,8, contro 5 della Francia, 7 di Germania e Danimarca. Ma già un pallone, una squadra, è qualcosa che aiuta a uscire dalla terra di nessuno in cui si trovano, fisicamente e psicologicamente, quelli arrivati in Italia con storie terribili alle spalle. «Che a volte raccontano, a volte no. Noi non li forziamo. Ma s´immagini cosa può succedere in una prigione libica o su una montagna turca». Da poco i Liberi Nantes hanno lanciato, per le ragazze («la parte più esposta e indifesa, tra i migranti») il touch rugby, con un certo successo. «Il sorriso di una somala che non sorrideva da quattro mesi». Virgilio avrebbe apprezzato, lui che aveva raccontato di una città distrutta, di una guerra lunghissima, di una fuga per mare, di un naufragio. Sul sito www.liberinantes.org chi dei lettori apprezza troverà gli estremi per un versamento. I soci fondatori fanno i salti mortali, ma anche in terza categoria l´affitto del campo a Pietralata, le divise, i biglietti del metrò , le pizze (non di più) costano.</strong></p>

<p>Rukelie era il soprannome di Johann Trollmann, nato nel 1907, pugile di etnia sinti, campione di Germania dei pesi medi (ma combatteva anche tra i mediomassimi). Un bel ragazzo bruno, una specie di Clay stando ai racconti dell´epoca, un ballerino del ring. Nel 1933 a Berlino conquista il titolo battendo per ko al sesto round il puro ariano Adolf Witt. Il presidente della federboxe, il gerarca nazista Georg Radamm, sale sul ring e ordina di annullare l´incontro, il pubblico insorge, il vincitore è Trollmann, che piange per la commozione che gli dà una solidarietà inattesa. Ma la cosa non può finire lì: una settimana dopo gli tolgono il titolo, con la motivazione che «le lacrime non erano degne di un vero pugile». Il mese dopo è costretto ad affrontare Gustav Eder, ma con la proibizione di muoversi dal centro del ring, di schivare i colpi coi suoi «movimenti animaleschi» e la sua «eleganza effeminata». Era la condanna al massacro, e lo zingaro, come lo chiamavano con evidente disprezzo, la affrontò con coraggio e ironia: il corpo coperto di farina bianca, i capelli tinti di giallo, la parodia d´un ariano. A guardia bassa, senza schivare un colpo, andò giù alla quinta ripresa. Poi , come esigeva la legge, si fece sterilizzare, divorziò per non creare problemi alla sua famiglia, fu chiamato sul fronte russo e nel ´42 arrestato dalla Gestapo e internato a Neuengamme, vicino Amburgo. Le guardie si divertivano a dargli un paio di guantoni, una doppia razione di cibo perché resistesse in piedi più a lungo, e un sacco di botte. Quando non fu più in grado di reggere nemmeno quell´umiliazione, gli spararono. Era il detenuto 721/1943. Solo nel 2003 ai suoi eredi fu consegnata la sua cintura da campione. Ho letto questa storia sull´Unità a inizio gennaio, raccontata da Roberto Brunelli, e ho pensato che avrei aspettato il momento buono per farla conoscere. Il momento è adesso.</p>
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		<title>“UN PALLONE IN FUGA” – IL 27 MAGGIO C’E’ ANCHE UN ALTRO CALCIO.</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 15:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.S.D. Liberi Nantes</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-649" href="http://www.liberinantes.org/2009/05/25/rifugiati-%e2%80%9cun-pallone-in-fuga%e2%80%9d-%e2%80%93-il-27-maggio-c%e2%80%99e%e2%80%99-anche-un-altro-calcio/copertinaunpalloneinfugadvd_cut/"><img class="alignleft size-medium wp-image-649" title="copertinaunpalloneinfugadvd_cut" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/05/copertinaunpalloneinfugadvd_cut-300x162.jpg" alt="copertinaunpalloneinfugadvd_cut" width="300" height="162" /></a>

Mercoledì <strong>27 maggio, alle ore 18.00</strong>, verrà proiettato per la prima volta il film-documentario <strong>“Un pallone in fuga” </strong>che narra la storia del Liberi Nantes F.C. e della loro partecipazione ai Mondiali Antirazzisti del 2008.

Il Liberi Nantes F.C.&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-649" href="http://www.liberinantes.org/2009/05/25/rifugiati-%e2%80%9cun-pallone-in-fuga%e2%80%9d-%e2%80%93-il-27-maggio-c%e2%80%99e%e2%80%99-anche-un-altro-calcio/copertinaunpalloneinfugadvd_cut/"><img class="alignleft size-medium wp-image-649" title="copertinaunpalloneinfugadvd_cut" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/05/copertinaunpalloneinfugadvd_cut-300x162.jpg" alt="copertinaunpalloneinfugadvd_cut" width="300" height="162" /></a></p>

<p>Mercoledì <strong>27 maggio, alle ore 18.00</strong>, verrà proiettato per la prima volta il film-documentario <strong>“Un pallone in fuga” </strong>che narra la storia del Liberi Nantes F.C. e della loro partecipazione ai Mondiali Antirazzisti del 2008.</p>

<p>Il Liberi Nantes F.C. è la prima squadra italiana composta da Rifugiati e Richiedenti Asilo, nata nel 2007, che ha partecipato al Campionato romano di Terza Categoria.
I Mondiali Antirazzisti (mondialiantirazzisti.org), che quest’anno sono alla loro dodicesima edizione, sono stati l’esperienza che ha di fatto ispirato la nascita dei Liberi Nantes.</p>

<p>Il film-documentario, realizzato da Salvatore Cotogno, ripercorre le tappe che hanno dato vita alla straordinaria esperienza del Liberi Nantes F.C.
Un viaggio collettivo, fatto di tanti viaggi individuali, che spesso sono fughe da guerre e persecuzioni e che approdano insieme ad una grande festa di sport e di dialogo interculturale.</p>

<p>E’ il calcio che unisce invece di dividere e lo fa lo stesso giorno in cui Roma ospita la Finale di Champions League, quella del calcio spettacolo, dei fiumi di milioni e delle stelle di prima grandezza.
Due mondi, quello dei Liberi Nantes e quello di Barcellona e Manchester United, solo apparentemente incompatibili e distanti, ma che al fondo utilizzano uno dei linguaggi universali per eccellenza, che è quello dello Sport, l’accesso al quale è e resta un Diritto Universale, un Diritto dell’Uomo, come sancisce l’Unesco già dal 1978.</p>

<p>All’incontro parteciperà Laura Boldrini, portavoce dell’UNHCR Italia, che patrocina dal 2008 il Liberi Nantes F.C.; Daniela Conti, Capo Ufficio Stampa dei Mondiali Antirazzisti e Giovanni Carapella consigliere della Regione Lazio, che porterà anche il saluto del Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che ha sostenuto e patrocinato la produzione del film-documentario.</p>

<p>La proiezione avrà luogo presso il locali del <strong>Centro Policulturale “Baobab”</strong>, sito in Via Cupa, 5 – Roma (zona Stazione Tiburtina)</p>
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		<title>Liberi Nantes: la squadra dei rifugiati vince e cerca sponsor</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 21:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.S.D. Liberi Nantes</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Erica Battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Redattore Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-631" href="http://www.liberinantes.org/2009/05/18/629/redattore-sociale/"><img class="alignleft size-medium wp-image-631" title="redattore-sociale" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/05/redattore-sociale-300x148.jpg" alt="redattore-sociale" width="300" height="148" /></a>RIFUGIATI 15.4018/05/2009

<em>Si chiama Liberi Nantes ed è la squadra composta da giovani rifugiati politici che ha partecipato (con il patrocinio dell&#8217;Unhcr) al girone A della Terza Categoria romana. Ma lo ha fatto &#8221;fuori classifica&#8221; per problemi burocratici</em>

ROMA –&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-631" href="http://www.liberinantes.org/2009/05/18/629/redattore-sociale/"><img class="alignleft size-medium wp-image-631" title="redattore-sociale" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/05/redattore-sociale-300x148.jpg" alt="redattore-sociale" width="300" height="148" /></a>RIFUGIATI 15.4018/05/2009</p>

<p><em>Si chiama Liberi Nantes ed è la squadra composta da giovani rifugiati politici che ha partecipato (con il patrocinio dell&#8217;Unhcr) al girone A della Terza Categoria romana. Ma lo ha fatto &#8221;fuori classifica&#8221; per problemi burocratici</em></p>

<p>ROMA – “Rari nantes in gurgite vasto”: in un verso dell’Eneide, la fotografia sociale e l’esperienza sportiva e umana dei Liberi Nantes Football Club. Squadra di calcio formata da “migranti forzati” – come si legge sul www.liberinantes.org – ovvero da rifugiati e richiedenti asilo, la Liberi Nantes F.C. nasce nel 2007 grazie all’iniziativa di un gruppo di amici, oggi tutti volontari dell’associazione, per dare asilo attraverso lo sport.</p>

<p>“Cambiando l’aggettivo originario ‘rari’ con ‘liberi’, si è data – sostengono gli organizzatori dell’iniziativa &#8211; maggior forza all’idea che il garantire la libertà di approdo e di un nuovo inizio a chi fugge, deve essere un principio universale, capace di attraversare i secoli e di dare inizio sempre a nuove storie”. Come i pochi esuli troiani che fuggirono dalla loro città in fiamme e sopravvissero al naufragio – rari nantes – immersi nel grande mare – in gurgite vasto-, anche i Liberi Nantes hanno raggiunto la riva. Quella riva oggi si chiama Pietralata; nello specifico, “campo Fulvio Bernardini” in Via dell’Acqua Marcia a Roma. E’ qui infatti che, tornando a giocare, tanti giovani rifugiati politici sono tornati anche un po’ a vivere.</p>

<p>“Nei suoi primi due anni di vita – ci spiega Gianluca Di Girolami, promotore dell’iniziativa sin dal 2007 &#8211; Liberi Nantes ha visto transitare oltre 200 ragazzi provenienti principalmente dal continente africano e dall’Afghanistan. La maggior parte di loro è ospite dei centri di accoglienza presenti nel territorio del Comune di Roma e provincia. Il loro sogno principale è poter avere uno stipendio dignitoso e la possibilità di potersi pagare una casa, magari dividendo le spese con altri ragazzi”.</p>

<p>Vincitori per 3 a 2 nell’ultima partita di Campionato (girone A), contro gli amici del Bravetta sabato 9 maggio, i Liberi Nantes chiudono una stagione fatta soprattutto di sfide culturali in un campionato ufficiale della Figc &#8211; Federazione italiana giuoco calcio, quello della Terza Categoria. Un’avventura lunga sette mesi, partita da lontano e resa unica e preziosa dal patrocinio dell’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. L’avventura si chiude per riprendere con slancio il prossimo anno e per supportare al meglio un’altra grande iniziativa: la I giornata per il Diritto allo Sport di migranti, rifugiati e richiedenti Asilo. Un diritto sancito dal 1978 dall’Unesco: uno strumento – sostiene l’associazione calcistica &#8211; per chi crede che incontro, dialogo e futuro condiviso siano concetti simili, un segnale anche per chi oggi non ha ben chiara la differenza tra legalità e demagogia.</p>

<p>Entusiasmo, fratellanza, solidarietà, ma anche necessità di un aiuto più concreto da parte delle Istituzioni e della città. “Abbiamo cominciato rivolgendoci alla Fondazione Don Luigi Di Liegro, che ci ha sostenuto sin dai primi passi e che ci ha indirizzato – ha spiegato Di Girolami &#8211; verso i grandi enti che si occupano di migranti forzati: dalla Fondazione Astalli alla Cir, fino alla Caritas”. “Da allora, dal novembre 2007, siamo entrati in contatto con quasi tutti i centri di accoglienza di Roma. A livello istituzionale ci sono stati vicino Provincia di Roma e Regione Lazio e contiamo di avviare al più presto un rapporto di collaborazione anche con il Comune di Roma. Come Liberi Nantes andiamo molto fieri del patrocinio concessoci dall’Unhcr, il cui logo campeggia sulle nostre maglie da gioco. Si tratta di un riconoscimento importante, che in questi giorni sta assumendo una valenza ancora più forte”.</p>

<p>RIFUGIATI 15.5118/05/2009</p>

<p><strong>Liberi Nantes, non solo calcio. &#8221;Lo sport come avvio di un processo identitario&#8221;</strong></p>

<p><em>Solidarietà, sport e tanto entusiasmo. Nelle parole di Gianluca Di Girolami gli sforzi, la determinazione e i progetti di una squadra che non è solo calcio: &#8221;Stiamo cercando aiuti concreti&#8221;</em></p>

<p>ROMA – Undici giocatori provenienti principalmente dal continente africano e dall’Afghanistan. Sul campo, la Guinea, il Togo, la Nigeria, la Repubblica Centrafricana, l’Eritrea, la Somalia, il Ciad, il Sudan, ma anche il Burkina Faso, la Costa d’Avorio, l’Irak, la Siria, il Marocco e la Mauretania. Sono i ragazzi del Liberi Nantes Football Club, la squadra romana di calcio che quest’anno ha preso parte al girone A del campionate di Terza categoria. Difficoltà organizzative e burocratiche, ma anche solidarietà, accoglienza ed entusiasmo. Ne abbiamo parlato con Gianluca Di Girolami, promotore ed organizzatore.</p>

<p><strong>Da dove vengono questi giovani e dove sono tutti quelli che dal 2007 facevano parte della squadra?</strong></p>

<p>La maggior parte dei ragazzi che oggi giocano con noi è ospite dei centri di accoglienza presenti nel territorio del comune di Roma e della provincia. Tanti se ne sono andati: la maggior parte di loro si sposta verso il nord del paese o verso altri paesi europei, per cercare lavoro e per ricominciare una vita normale. Il loro sogno principale è quello di poter avere uno stipendio dignitoso e la possibilità di potersi pagare una casa, magari dividendo le spese con altri ragazzi.</p>

<p><strong>Quali le collaborazioni che vi hanno sostenuto e quali quelle mancate?</strong></p>

<p>Abbiamo cominciato rivolgendoci alla Fondazione don Luigi Di Liegro, che ci ha sostenuto sin dai primi passi e che ci ha indirizzato verso i grandi enti che si occupano di migranti forzati: Fondazione Astalli, Cir e l’area Migranti della Caritas. A livello istituzionale ci sono stati vicino Provincia di Roma e Regione Lazio e contiamo di avviare al più presto un rapporto di collaborazione anche con il comune di Roma. Come Liberi Nantes andiamo molto fieri del patrocinio concessoci dall’Unhcr, il cui logo campeggia sulle nostre maglie da gioco. Si tratta di un riconoscimento importante, che in questi giorni sta assumendo una valenza ancora più forte.</p>

<p><strong>Una squadra di rifugiati ha problemi anche di ordine burocratico. Quali problemi e quali vittorie vi hanno fatto pensare che, nonostante tutto, si poteva fare?</strong></p>

<p>I ragazzi del Liberi Nantes F.C. nella maggior parte dei casi non hanno nulla. Sono arrivati da poco nel nostro Paese, parlano un italiano stentato, non hanno affetti a cui appoggiarsi e nell’attesa che gli venga riconosciuta la protezione umanitaria, vivono in una terra di nessuno fatta di ansie, paure e solitudine. Il Liberi Nantes F.C. ha rappresentato per molti di loro la possibilità di avviare un percorso di dialogo e di conoscenza reciproca, che di fatto è anche l’inizio di un vero e proprio processo identitario che vende nell’idea di appartenenza alla squadra, un modo per sentirsi parte di qualcosa, non più soli. Il Liberi Nantes F.C., per ragioni legate alla burocrazia calcistica, ha partecipato al Girone A della Terza Categoria romana, ma lo ha fatto ‘fuori classifica’. Ciononostante i ragazzi hanno sempre onorato l’impegno e ogni partita è stata giocata come se fosse la più importante, perché per una squadra come la nostra la posta in palio non sono i tre punti, ma il diritto ad esserci e a partecipare.</p>

<p><strong>E il futuro? Cosa c’è in cantiere?</strong></p>

<p>La partecipazione al campionato di Terza Categoria è stata un’esperienza bellissima, ma anche dura e difficile. Ha assorbito tantissime energie al gruppo dei volontari che gestisce l’associazione, lasciandoci molte volte con il fiato corto. Il Liberi Nantes F.C. se vorrà continuare anche il prossimo anno la propria esperienza nel calcio ufficiale, quello della Lega Nazionale Dilettanti e della Figc, dovrà trovare aiuti più concreti, che le consentano di pianificare l’attività di una stagione lunga e complessa come quella di un Campionato di Terza Categoria. Stiamo cercando sponsor e aiuti concreti, perché una squadra come la nostra, che deve rimborsare i titoli di viaggio, altrimenti i ragazzi non possono venire, dove i panni vengono lavati a turno dai soci dell’Associazione, perché i ragazzi non possono lavarseli da soli, insomma dove tutto va fornito gratuitamente, ha costi tripli rispetto ad un normale team dilettantistico. Speriamo di trovare presto qualcuno che abbia voglia di aiutarci a continuare.</p>

<p><strong>Allora c’è solo il calcio?</strong></p>

<p>No, Liberi Nantes non vuole essere solo calcio e né vuole rivolgersi solo ad uomini: è per questo che tra i progetti su cui stiamo lavorando, c’è quello di avviare una sezione femminile. Stiamo decidendo quale disciplina possa meglio adattarsi alle ragazze e alle donne dei centri di accoglienza, perché anche per loro muoversi ed organizzare le proprie vite non è facile. Siamo certi però che entro il 2009 Liberi Nantes sarà anche per l’altra metà del cielo.</p>

<p>di<strong> Erica Battaglia</strong></p>

<p>© Copyright Redattore Sociale</p>
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		<title>&#8220;Cattivi Pensieri&#8221; di Gianni Mura</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 21:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.S.D. Liberi Nantes</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gianni Mura]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-624" href="http://www.liberinantes.org/2009/05/17/cattivi-pensieri-di-gianni-mura/cattivi_pensieri_mur/"><img class="alignleft size-medium wp-image-624" title="cattivi_pensieri_mur" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/05/cattivi_pensieri_mur-300x161.jpg" alt="cattivi_pensieri_mur" width="300" height="161" /></a>

Ce li ha dedicati nientemeno che Gianni Mura su Repubblica di domenica 17 maggio.

Non chiedeteci per quale ragione la nostra storia contuinui a finire ininterrottamente su giornali, radio e tivvù ormai da oltre 8 mesi.

Un giorno dovremo&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-624" href="http://www.liberinantes.org/2009/05/17/cattivi-pensieri-di-gianni-mura/cattivi_pensieri_mur/"><img class="alignleft size-medium wp-image-624" title="cattivi_pensieri_mur" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/05/cattivi_pensieri_mur-300x161.jpg" alt="cattivi_pensieri_mur" width="300" height="161" /></a></p>

<p>Ce li ha dedicati nientemeno che Gianni Mura su Repubblica di domenica 17 maggio.</p>

<p>Non chiedeteci per quale ragione la nostra storia contuinui a finire ininterrottamente su giornali, radio e tivvù ormai da oltre 8 mesi.</p>

<p>Un giorno dovremo dedicarci a capire cosa sia accaduto a livello mediatico, perché vi possiamo assicurare che al momento nessuno di noi sa darsi una risposta plausibile.</p>

<p>Detto ciò ecco il pezzo in cui Gianni Mura (che ringraziamo) parla di noi, riprendendo il bellissimo pezzo scritto da Filippo Conticello su Sportweek della Gazzetta dello Sport di sabato 16 maggio.</p>

<p><strong>SETTE GIORNI DI CATTIVI PENSIERI</strong> &#8211; La Repubblica &#8211; 17 maggio 2009</p>

<p>&#8220;BUONO l&#8217;ultimo numero di Sportweek.
Un servizio su Simon Kjaer rivela che trai suoi modelli c&#8217;è Marquez del Barcellona, oltre a Maldini e Cannavaro, e che sul braccio destro ha un tatuaggio che riproduce l&#8217;Ultima Cena leonardesca. Originale.
Poi c&#8217;è un servizio su Tommasi che gioca in Cina con la normalità di sempre e la curiosità che non gli è mai mancata.
Un altro sulla Liberi Nantes, squadra di terza categoria del campionato Figc interamente composta da rifugiati politici.
E&#8217; nata a Roma su iniziativa di un gruppo di volontari. Dice il presidente, Gianluca Di Girolami: «Abbiamo messo insieme tanti ragazzi che non hanno nulla: famiglia, soldi, legami. Hanno lasciato tutto alle spalle, dopo traumi terribili. Lo sport per loro ha una funzione terapeutica». L&#8217;allenatore è italiano, si chiama Giulio. Dice: «In partita calavano alla distanza, molti non riescono a nutrirsi regolarmente e a dormire bene. E nel gioco spesso facevano di testa propria, è stata la vita a costringerh a pensare da singoli. Nei primi allenamenti correvano in gruppi: gli afghani, i nigeriani, i sudanesi, i somali. Poi hanno imparato a fidarsi e ora sono un vero spogliatoio».
Giocano con la maglia azzurra dell&#8217;Onu, vivono dove possono, anche nei
Cpt, la risposta alla richiesta d&#8217;asilo dovrebbe arrivare in un mese ma spesso bisogna aspettarne sei, anche di più, e intanto un lavoro regolare non si può trovare,finché la posizione non è chiarita, ma in nero sì. Il titolo di Sportweek è &#8220;Roma città aperta&#8221;. &#8220;</p>

<p>Gianni Mura</p>

<hr />

<p>P.S.
Un&#8217;unica precisazione.
I ragazzi della Liberi Nantes e i generale tutti coloro che sono titolari di protezione umanitaria, non vivono nei CPT (che ora hanno cambiato nome e si chiamano CIE &#8211; Centri di Identificazione ed Espulsione), ma sono ospiti dei Centri di Accoglienza per Rifugiati e Richiedenti Asilo.</p>
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		<title>Gocce di un solo blu</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 21:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.S.D. Liberi Nantes</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-638" href="http://www.liberinantes.org/2009/05/16/gocce-di-un-solo-blu/internazionale_fratelli_italia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-638" title="internazionale_fratelli_italia" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/05/internazionale_fratelli_italia-300x179.jpg" alt="internazionale_fratelli_italia" width="300" height="179" /></a>

Tempo fa in Sudafrica un conducente d&#8217;autobus ordinò ai passeggeri di salire a bordo come al solito, bianchi davanti e neri dietro. &#8220;Ma l&#8217;apartheid è finito e ora siamo tutti blu, signore!&#8221;, protestò un bambino. &#8220;Va bene, allora i&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-638" href="http://www.liberinantes.org/2009/05/16/gocce-di-un-solo-blu/internazionale_fratelli_italia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-638" title="internazionale_fratelli_italia" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/05/internazionale_fratelli_italia-300x179.jpg" alt="internazionale_fratelli_italia" width="300" height="179" /></a></p>

<p>Tempo fa in Sudafrica un conducente d&#8217;autobus ordinò ai passeggeri di salire a bordo come al solito, bianchi davanti e neri dietro. &#8220;Ma l&#8217;apartheid è finito e ora siamo tutti blu, signore!&#8221;, protestò un bambino. &#8220;Va bene, allora i blu chiaro salgono davanti, i blu scuro dietro&#8221;, concluse il conducente.</p>

<p>In Sudafrica questa è una barzelletta, ma in Italia (il paese che quest&#8217;anno ha la presidenza del G8) alcuni comuni stanno per approvare delle ordinanze che vanno nella stessa direzione. A quanto pare, l&#8217;italico popolo blu non verrà diviso solo in zone diverse dell&#8217;autobus, ma anche relegato in vetture separate della metropolitana.</p>

<p>Peggio ancora, l&#8217;esistenza di questo popolo è stata negata da Silvio Berlusconi. &#8220;Non vogliamo un&#8217;Italia multietnica&#8221;, ha dichiarato il premier (nonché proprietario del Milan, che conta quattordici giocatori stranieri), raccogliendo gli applausi dei miopi, dei boia della crescita economica e culturale e di chi vuole respingere i barconi senza verificare chi trasportano.</p>

<p><strong>Immigrazione non vuol dire disordine: il blu è vita. </strong></p>

<p>Per fortuna l&#8217;opposizione, la chiesa e i cittadini di buon senso hanno risposto con forza che la multicuituralità è un valore. Gli indiani l&#8217;hanno capito a loro spese: prima della spartizione del subcontinente nel 1947, consentivano che l&#8217;acqua fosse venduta dagli ambulanti in recipienti separati, permettendo alla gente di scegliere se dissetarsi con acqua inciù o con acqua musulmana.
Memori di questa follia, i sikh indiani –che contribuiscono a tenere in piedi l&#8217;industria casearia italiana – mescolano le acque del Gange con quelle del Po come segno di arricchimento reciproco, in una suggestiva cerimonia che si svolge ogni estate a Guastalla, in Emilia Romagna.
Quell&#8217;unione tra liquidi è la linfa di un paese che pensa al futuro, che pensa in grande. il blu del magnifico fiume italiano è un amalgama di gocce preziose provenienti dalle sorgenti di tutto il mondo, dal Rio delle Amazzoni allo Yangtze. Negarlo significa prosciugarlo.</p>

<hr />

<p><strong>Laila Wadia</strong> è una scrittrice indiana nata a Mumbai.Vive a Trieste, dove lavora all&#8217;università. Il suo ultimo libro è <em>Amiche per la pelle</em> (e/o 2007).</p>

<p>articolo tratto da <a href="http://www.internazionale.it">Internazionale</a> &#8211; 15/21 maggio 2009 &#8211; n.795 &#8211; anno 16</p>
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		<title>International Women&#8217;s Day</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 14:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.S.D. Liberi Nantes</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[8 march]]></category>
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		<description><![CDATA[<img class="aligncenter size-medium wp-image-545" title="unhcr_8_march" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/03/unhcr_8_march-300x251.jpg" alt="unhcr_8_march" width="300" height="251" />

UNHCR Briefing Notes

International Women&#8217;s Day

This is a summary of what was said by UNHCR spokesperson Ron Redmond – to whom quoted text may be attributed – at the press briefing, on 6 March 2009, at the Palais&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-545" title="unhcr_8_march" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/03/unhcr_8_march-300x251.jpg" alt="unhcr_8_march" width="300" height="251" /></p>

<p>UNHCR Briefing Notes</p>

<p>International Women&#8217;s Day</p>

<p>This is a summary of what was said by UNHCR spokesperson Ron Redmond – to whom quoted text may be attributed – at the press briefing, on 6 March 2009, at the Palais des Nations in Geneva.</p>

<p>International Women&#8217;s Day is on Sunday, March 8. We would like to note that in situations of forced displacement, no one is spared from deprivation and the threat of violence but women and girls suffer disproportionately. Violence, and particularly sexual and gender-based violence, is one of the defining characteristics of contemporary conflict. A fuller response to SGBV, therefore, remains one of UNHCR&#8217;s top protection priorities. To mark International Women&#8217;s Day, UNHCR has posted stories about women in Colombia and Kenya on our website and there will be activities in several refugee camps around the world to celebrate the day.</p>

<p>Story date: 6 March 2009
UNHCR Briefing Notes</p>
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		<title>Ecco la squadra dei senza terra</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 18:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.S.D. Liberi Nantes</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Adriano Stabile]]></category>
		<category><![CDATA[Bravetta]]></category>
		<category><![CDATA[DNews]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="alignleft size-medium wp-image-504" title="dnews_testata" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/03/dnews_testata-300x88.jpg" alt="dnews_testata" width="300" height="88" />Il calcio, bistrattato e corrotto, ha ancora una sapore genuino per la Liberi Nantes, la prima squadra composta interamente da rifugiati politici. <strong>“Migranti forzati”</strong> come li definisce da manuale Gianluca Di Girolami, presidente della società, nata a Roma nel 2007&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-504" title="dnews_testata" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/03/dnews_testata-300x88.jpg" alt="dnews_testata" width="300" height="88" />Il calcio, bistrattato e corrotto, ha ancora una sapore genuino per la Liberi Nantes, la prima squadra composta interamente da rifugiati politici. <strong>“Migranti forzati”</strong> come li definisce da manuale Gianluca Di Girolami, presidente della società, nata a Roma nel 2007 e iscritta al campionato di Terza Categoria, ultima divisione del calcio italiano. Venticinque ragazzi, quasi tutti extracomunitari, costretti a lasciare il proprio paese per sfuggire a persecuzioni o guerre e impossibilitati a tornare in patria. Venticinque ragazzi che a stento si capiscono tra loro, ma che sono uniti dal linguaggio universale del pallone. Un modo per sorridere anche se i risultati sportivi sono carenti.</p>

<p>In trasferta, sullo splendido campo in sintetico del Bravetta, ancora un ko nell’ultima partita di un girone d’andata con una vittoria, 3 pareggi e 9 sconfitte. Eppure la gara del giro di boa sembra nata sotto i migliori auspici per la Liberi Nantes, che in campo tiene un ritmo di gioco alto sorprendendo il Bravetta. Un anziano tifoso della squadra di casa, ignaro della storia della Liberi Nantes, osserva con ingenuità: «Beh, tre-quattro extracomunitari li hanno. Devono essere forti». Fraseggi veloci, tecnica e spunti interessanti, ma davanti manca qualcosa. «Ci servirebbe uno come Ronaldo, anche ciccione come è adesso andrebbe bene» dice con ironia l’unico rumeno della squadra, che gira sempre con santini, Bibbie e libri sul cristianesimo e sogna di diventare prete. «Ci manca qualcosa in attacco» conferma Robert, terzino sinistro, originario della Guinea. «Sto studiando l’italiano – racconta – in passato ho lavorato in un centro stampa e ho fatto una ricerca sui giovani del mio paese per un giornale. Mio papà era giornalista, ma tre anni fa ha dovuto smettere per colpa della censura governativa e ora fa il pittore».</p>

<p><img class="aligncenter size-full wp-image-506" title="woury_small" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/03/woury_small.jpg" alt="woury_small" width="596" height="396" /></p>

<p>La formazione, allenata da Fabrizio Proietti, schiera il consueto 4-3-3. Il mister però non è in panchina: nella vita fa il pasticciere e stavolta gli è toccato rimanere a lavoro. Il patron Di Girolami, prima di ogni match, fa un breve discorso agli avversari: «Siamo una squadra particolare – dice nello spogliatoio del Bravetta – con noi ci sono ex soldati bambini, ragazzi reduci da guerre, con famiglie trucidate, ma non vi chiedo di essere buoni con noi. Giocate tranquilli, per vincere e se volete mandarci a quel paese fatelo pure».</p>

<p>Uno dei centrali difensivi è Feizi. È fermo da ottobre per un problema al ginocchio, ma prima della partita scalpita con Giulio Gualerzi, il team manager. «Sto bene, portatemi in panchina» dice insistendo. Gualerzi è perplesso, ma alla fine Feizi parte addirittura titolare.Gioca a testa alta, con eleganza. «È un calciatore di categoria superiore. Vale la Serie C2» le parole di Salvatore Cotogno, appassionato e socio della Liberi Nantes. Nell’intervallo però il ginocchio fa male e Feizi deve mollare. Nel frattempo il Bravetta è passato in vantaggio su azione di calcio d’angolo. La Liberi Nantes soffre sulle palle ferme e nel gioco aereo, non è una novità. All’inizio della ripresa il Bravetta raddoppia, ma Fabrice, al primo gol stagionale, fa sperare nella rimonta: il Bravetta però segna con ancora un colpo di testa e chiude sul 3-1.</p>

<p>«Mi dispiace per i ragazzi – si rammarica Di Girolami – loro hanno già tanto da sopportare tutti i giorni». La regola però è “nessuna commiserazione”: bisogna rimboccarsi le maniche per avere una vita dignitosa e …vincere la prossima partita.</p>

<p>Articolo uscito su <a href="http://www.dnews.eu/sez_video/index.htm"><strong>DNews</strong></a> del 19 febbraio 2009</p>

<p>Articolo di <strong>Adriano Stabile</strong></p>

<p>Foto di <strong>Cavaliere</strong></p>
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		<title>5 risposte da Padre La Manna &#8211; Centro Astalli</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 18:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.S.D. Liberi Nantes</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[<img class="alignleft size-full wp-image-484" title="centro-astalli1" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/01/centro-astalli1.jpg" alt="centro-astalli1" width="247" height="140" />

Padre <strong>Giovanni la Manna</strong> è il Direttore della <a href="http://http://www.centroastalli.it/fondazione-centro-asta.12.0.html">Fondazione Astalli</a>

1 &#8211; <strong>Migranti Forzati</strong>

Il Centro Astalli offre accoglienza e tutela legale ogni anno a circa 18.000 rifugiati e richiedenti asilo, in fuga da guerre e persecuzioni di&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-484" title="centro-astalli1" src="http://www.liberinantes.org/wp-content/uploads/2009/01/centro-astalli1.jpg" alt="centro-astalli1" width="247" height="140" /></p>

<p>Padre <strong>Giovanni la Manna</strong> è il Direttore della <a href="http://http://www.centroastalli.it/fondazione-centro-asta.12.0.html">Fondazione Astalli</a></p>

<p>1 &#8211; <strong>Migranti Forzati</strong></p>

<p>Il Centro Astalli offre accoglienza e tutela legale ogni anno a circa 18.000 rifugiati e richiedenti asilo, in fuga da guerre e persecuzioni di tipo politico, etnico e religioso.</p>

<p>2 &#8211; <strong>Rimpiatri illegali</strong></p>

<p>Quando parla di voli di rimpatrio immediato da Lampedusa, il ministro Maroni dimentica che la normativa internazionale ci impone di offrire a tutti coloro che sbarcano in Italia, la possibilità di chiedere asilo.</p>

<p>3 &#8211; <strong>Spese inutili</strong></p>

<p>Oltre che illegali, questi rimpatri di massa sono costosissimi. E inutili, perché non scoraggiano nuovi sbarchi. Per regolarizzare il fenomeno sarebbe utile invece investire in un sistema di accoglienza trasparente e rispettoso delle regole internazionali.</p>

<p>4 &#8211; <strong>Diritti a rischio</strong></p>

<p>La Lega Nord ha anche proposto un emendamento al decreto sicurezza, attualmente in discussione al Senato, per rendere illegali le cure a un immigrato senza permesso di soggiorno, obbligando i medici a diventare delatori, violando i diritti umani.</p>

<p>5 &#8211; <strong>Sicurezza</strong></p>

<p>Non si costruisce con la polizia nelle strade, ma con seri ed efficaci interventi per l&#8217;integrazione sociale. ma il fondo Nazionale per l&#8217;integrazione è passato quast&#8217;anno da 100 milioni di euro a 5 milioni di euro.</p>

<p>Articolo di <strong>Ludovica Jona</strong></p>

<p>Articolo tratto da <a href="http://www.unita.it">l&#8217;Unità</a> del 3 gennaio 2009 &#8211; pagina 3</p>
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