“Quei bravi ragazzi”. Un altro campionato di normalità

Il nostro nono campionato è terminato. 6 mesi,  22 partite, molteplici 90 minuti di “normalità”. Quella normalità che quando entriamo in campo sei vestito come “loro”, sei bravo come “loro”, a volte anche di più. E come “loro” hai voglia di metterti in gioco, di infilare la palla tra i pali, di gridare goal a squarciagola. Come “loro”, ragazzi “normali”, vita “normale”. Come “loro”, che quando finisce la partita forse hai il pranzo pronto, e una famiglia che ti accoglie, ti chiede: “come è andata?”, ti da’ una pacca sulla spalla se hai preso 5 goal.

La nostra famiglia, quella vera, è dispersa, voci lontane al di là del mare. La nostra famiglia, quella che tutte le domeniche scende in campo, cresce di giorno in giorno e si arricchisce di tante anime, sempre nuovi sorrisi.

Segniamo i punti, ogni anno. Punti effimeri , inconsistenti. Un tabellone dall’unica cifra: zero.
Gli unici punti accumulati sono quelli del contachilometri, trasferta dopo trasferta. Quest’anno segna  900, una bella vittoria.
900 come quel viaggio, come quel libro, come quel film, di uomini che sempre più avanti  nell’oceano cercano fortuna dall’altra parte del mare, che quando la musica finisce e ti guardi intorno sei nel nuovo mondo, nuovi spazi, nuove speranze.  Ma le avventure romantiche sono quelle dei film, la vita vera è fatta di dinieghi, di avvocati, di città sconosciute, di percorsi paralleli, l’attesa di quel pezzo di carta, una fototessera e un nome,  una nuova nascita, che cancella il tuo status di “non persona” e ti rende visibile alla società, al mondo.

La coppa disciplina saldamente nelle nostre mani. Quei miseri punti, gli unici che compaiono vicino al nostro nome, che più sono pochi meglio è. Raccontano di un campionato parallelo, che conta oltre 40 squadre. Eh si! Ce lo dice la classifica, siamo bravi ragazzi. Corretti e disciplinati. Gli stessi bravi ragazzi che al telegiornale, dito contro, sono il male del mondo, e basterebbe un minuto passato insieme a loro, e la solidità dei media è sabbia tra le dita. Gli stessi bravi ragazzi che quando li incontri nell’autobus ti controlli il portafogli perché il “nero” è un colore ambiguo, e tu per non sbagliare… è meglio essere previdenti.
Perché da bambino l’uomo nero era nascosto nell’angolo buio, ti minacciava se facevi i capricci.

Ma non c’è un tabellone abbastanza grande per segnare la nostra conquista più bella, quella di ogni giorno. Molteplici mattoni, tutti colorati, diversi, variopinti. Pareti composte da un’accozzaglia multiforme, ben salde sulle fondamenta della nostra casa.

(Antonio Marcello)

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